#IORESTOACASA

La situazione creata dall’epidemia sta diventando sempre più grave e questo accade anche per colpa nostra, che ci comportiamo spesso in modo eccessivamente individualista, quando non stupidamente egoista: non abbiamo ancora compreso che potrebbe toccare a noi o peggio a chi amiamo; non abbiamo ancora capito che l’unica efficace arma contro il coronavirus è di riuscire a non trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

L’unico modo per ridurre il rischio di farne la conoscenza è di non farsi trovare sulla sua strada. Dal momento che non possiamo sapere quale essa sia e in quale direzione esso si muova, abbiamo solo una scelta: uscire il meno possibile di casa e, quando non possiamo farne a meno, stare molto attenti ad osservare le norme di sicurezza suggerite dalle autorità.

Comportarsi in modo differente significa farsi complici consapevoli e, dunque, colpevoli di un agente distruttivo inconsapevole: il virus non pensa, non sceglie, non vuole, fa danni, distrugge, talvolta uccide senza averne l’intenzione, come un terremoto, un’alluvione, un’eruzione vulcanica, uno tsunami. Noi possiamo pensare, volere, scegliere. Contrariamente al virus noi siamo responsabili delle nostre azioni, reazioni ed omissioni.

Al momento l’umanità non ha pronto alcuno strumento definitivo per combattere questa epidemia: né un farmaco infallibile, né un vaccino e molti mesi passeranno prima che sia possibile inventarne e produrne uno efficace. Scegliere di restare in casa è l’unica opzione che al momento ci resta.

A chiunque immagini d’appartenere alla schiera degli eletti che il virus non può attaccare o che a priori si ritenga, per non si sa quale ragione, capace di sconfiggerlo una volta contratto; a chiunque pensi di sfidarlo con sfrontatezza, io chiedo di pensare all’eventualità di contagiare, senza averne ovviamente l’intenzione, una persona che ama. Le statistiche parlano il linguaggio dei numeri e mentre rivelano alcuni fatti ne velano altri. Questo virus non è particolarmente letale; lo è molto poco con i più giovani; lo è molto di più con i vecchi – quel che i numeri non possono dire senza un nostro sforzo d’immaginazione è che contano persone, persone che potremmo conoscere o che talvolta effettivamente conosciamo.

Concludo invitando tutti a riflettere sul fatto che quella di fronte alla quale il virus ci pone è anche una sfida al valore dei principi democratici: dobbiamo dimostrare di saper comprendere autonomamente che le indicazioni che le autorità ci forniscono sulla base dei consigli degli esperti sono razionali e debbono essere osservate. In condizioni normali, la libertà civile si manifesta nel saper essere anticonformisti, nel non uniformarsi a priori al pensiero e al comportamento dei più. In una situazione come quella che stiamo vivendo la libertà civile consiste nel saper riconoscere cosa sia razionale fare per il proprio e l’altrui bene e accettare di uniformare il proprio agire a tale scopo, senza che gli apparati dello Stato debbano utilizzare la forza per obbligare i cittadini refrattari ad adottare i comportamenti suggeriti per il bene di tutti. In entrambi i casi – in condizioni normali così come in situazioni straordinarie come queste – si tratta di “pensare con la propria testa”, ma sapendo che l’accento cade sulla prima parola di questa frase. Ecco, in questo periodo che per molti è di ridotta attività, esercitiamoci in quello che è lo “sport” più estremo e difficile che esista: pensiamo prima d’agire.

 Prof. Marco Chiauzza

(Dirigente Scolastico)